Ri-mettiamoci la faccia – 2017/2018

Progetto di prevenzione al bullismo e al cyber bullismo

Premessa
Negli ultimi anni il termine bullismo è comparso frequentemente nelle cronache dei giornali e della televisione, presentando i ragazzi da un lato capaci di gravi condotte sociali e dall’altro con caratteristiche proprie di disagio sociale e abbandono scolastico. Prepotenze, minacce, offese, dipendenze comportamentali (smartphone e videogame), uso di sostanze; frequentazione di siti pornografici; disturbi comportamentali (disturbo oppositivo – provocatorio e aggressività), maltrattamenti sono sempre più frequenti non solo nei luoghi di ritrovo degli adolescenti ma soprattutto a scuola. Nella nostra società individualista e senza modelli di riferimento validi, i
ragazzi sono spesso isolati ed incapaci di elaborare esperienze ed emozioni complesse. In tale cornice, complici i social network, molto spesso il bullismo diventa allora una tipica risposta alle difficoltà individuali.
Nei compiti di sviluppo cui è chiamato un ragazzo/a l’influenza esercitata dai fattori biologici, così come quella esercitata dai fattori socioculturali, viene mediata dall’azione della famiglie, degli insegnanti e del gruppo dei pari e dai processi psicologici ed emotivi che si sviluppano nel corso delle interazioni sociali. Famiglie, insegnanti, scuole e istituzioni ricoprono quindi il ruolo centrale di “compagnie” di socializzazione e perciò anche di mediazione fra bisogni, problemi, risorse e rischi in età evolutiva.
Il progetto intende contribuire a prevenire e ridurre il fenomeno del bullismo e del cyber bullismo nelle scuole della provincia di Padova attraverso una formazione ad hoc per insegnanti e genitori.
La scuola, infatti, si pone come luogo privilegiato non solo per l’apprendimento di conoscenze e abilità strumentali allo sviluppo cognitivo dell’individuo, ma anche di apprendimento di norme di rispetto reciproco e di “pro socialità”, necessarie ad un progetto veramente “educativo”. Attualmente nelle scuole elementari italiane un bambino su dieci dichiara di subire le prepotenze dei compagni una o più volte la settimana e nelle scuole secondarie, come dimostrato dalla ricerca effettuata dalla Consulta del Volontariato nell’anno scolastico 2014/2015, 1 ragazzo su 4 dichiara
di subire vessazioni e 3 su 8 di agire vessazioni sui propri compagni. Inoltre il 47 per cento degli studenti dichiara di non aver gli strumenti e le conoscenze adatte per prevenire e contrastare il fenomeno.

La ricerca della Consulta del Volontariato effettuata nell’anno scolastico 2015-2016 inoltra mostra che:
– 2 Ragazzi su 10 hanno dichiarato ai genitori di aver subito delleprepotenze;
– 2 Ragazzi su 10 hanno dichiarato ai genitori di aver usato prepotenze verso i propri compagni;
– Il 50% dei genitori del campione ha dichiarato che i figli hanno assistito ad episodi di prepotenza;
– 2 ragazzi su 10 dichiarano ai genitori di Non conoscere i fenomeni del bullismo e del cyber bullismo e di non riconoscerne i segnali dirischio;
– 2 genitori su 10 dichiarano di non aver mai parlato con i figli di bullismo e cyberbullismo;
– 6 genitori su 10 dichiarano che i propri figli non hanno gli strumenti e le conoscenze per affrontare queste situazioni problematiche.

In rapporto all’uso della nuova tecnologia la ricerca mostra come l’età media di iscrizione a un Social Network è di 12 anni mentre lo smartphone viene affidato ai ragazzi a 11,5 anni.

In relazione a ciò:
– 2 genitori su 10 dichiarano di non conoscere le app caricate sullo smartphone dei figli;
– 2 genitori su 10 dichiarano di non aver condiviso le modalità d’uso dellosmartphone.

Questi dati ci invitano ad intervenire tempestivamente per migliorare le relazioni tra pari, soprattutto alla luce dei molti e prevedibili risultati empirici sull’effetto negativo, a breve ma anche a lungo termine, di simili esperienze di bullismo/cyber bullismo, sia per chi le attua, sia per chi li subisce.
L’essere sistematicamente coinvolti nelle situazioni di bullismo può portare ad una serie di esiti di disadattamento e disagio, evidenziati dalla letteratura scientifica:
– per le vittime a breve termine: desiderio di non andare a scuola, calo dell’autostima, somatizzazioni;
– per le vittime a lungo termine: episodi depressivi, tentati suicidi se non addirittura suicidi;
– per i bulli: comportamenti antisociali e disturbi della condotta.

Una scuola e una società che vogliano favorire il benessere relazionale al suo interno, per uno sviluppo non solo cognitivo, ma anche morale e sociale dei suoi alunni, ha il compito di sensibilizzare adulti ed alunni sul tema e cercare di ridurre consapevolmente sia gli episodi ricorrenti di bullismo, sia l’indifferenza che purtroppo talvolta li circonda.

Descrizione del Fenomeno
Il fenomeno del bullismo rientra nella categoria più ampia dei comportamenti aggressivi, che si caratterizza come un costrutto complesso al cui interno possiamo rintracciare comportamenti e significati diversi (Caprara e Laeng, 1988; Coie, Dodge, Terry e Wright, 1991). La definizione convenzionale di bullismo pone l’accento sui tre aspetti, che progressivamente la letteratura ha segnalato come rilevanti per la ridefinizione del fenomeno (Olweus, 1999; Smith et al., 1999): l’intenzionalità, o volontarietà da parte del bullo di mettere in atto comportamenti fisici o verbali con lo scopo di offendere l’altro e di arrecargli danno o disagio; la persistenza o ripetitività
protratta nel tempo di comportamenti di prepotenza; l’asimmetria o disequilibrio e disuguaglianza
di forza.

Fin dalle prime ricerche (Olweus, 1993; Whitney e Smith, 1993), sono state messe in luce oltre alle diverse modalità di manifestazione, il ruolo dell’età e del genere: la percentuale di bambini che subisce prepotenze tende a diminuire al crescere dell’età; i maschi agiscono in prevalenza prepotenze di tipo fisico, le femmine di tipo psicologico (Björkqvist, 1994). In particolare, al crescere dell’età, i ruoli dei soggetti coinvolti sembrano radicalizzarsi e diventare sempre più rigidi, con difficoltà a uscirne negli anni successivi dell’adolescenza e della vita adulta (Parker e Asher,
1987; Rutter e Rutter, 1992).

Obiettivo Generale:
Operare la prevenzione nella scuola primaria e secondaria di primo grado è sicuramente l’obiettivo da perseguire.
La finalità del progetto è quindi duplice:
– promuovere il benessere degli alunni prevenendo comportamenti di prepotenze e di vittimismo tra alunni diminuendo così il disagio scolastico;
– creare un ambiente scolastico e familiare maggiormente formato e competente.
Obiettivi Specifici:
– Promuovere la conoscenza e la consapevolezza dei problemi connessi al bullismo;
– Conoscere il vissuto del “bullo”, della “vittima” e del gruppo che li contiene;
– Analizzare i ruoli e i comportamenti dei bulli, delle vittime e degli osservatori;
– Responsabilizzare i ragazzi nelle relazioni tra i pari (a scuola, in palestra, sui mezzi di trasporto scolastici);
– Stimolare il coinvolgimento dei genitori, degli insegnanti e la collaborazione scuola famiglia;
– Rafforzare l’autostima e l’identità personale;
– Promuovere interventi di collaborazione, tutoring, supporto e aiuto reciproco.

Destinatari
Insegnanti degli Istituti di scuola primaria e secondaria e Genitori degli alunni che indirettamente agiranno sugli alunni delle scuole primarie e secondarie di primo grado.

Breve descrizione del Progetto e fasi
Il progetto mira a sensibilizzare gli alunni sul fenomeno del bullismo sia attraverso metodologie innovative sia tramite il coinvolgimento di diverse figure professionali.
Cornice di Riferimento:
Il progetto segue l’approccio ecologico-sistemico per la prevenzione del bullismo. Tale approccio mette sullo stesso piano scuola, gruppo-classe, alunni, famiglia, e società. (Gini G,Pozzoli T. 2011 Gli interventi anti-bullismo. Carocci, Roma). L’approccio integra al suo interno diversi livelli di intervento, dalla scuola come sistema fino ai singoli individui coinvolti nel fenomeno, passando attraverso la classe, il gruppo e la famiglia.
L’assunto alla base di questo approccio è che il clima della scuola e le dinamiche interne ai gruppi-classe possano giocare un ruolo significativo al fine di potenziare o viceversa ridurre e prevenire il problema.
La probabilità di successo di un approccio ecologico sistemico e di comunità dipende dal coinvolgimento attivo di tutte le componenti coinvolte: alunni, personale docente e non docente, famiglie e istituzioni. Inoltre ogni componente deve avere il proprio potere e la propria responsabilità (empowerment) nella partecipazione e nello sviluppo delle attività. Il gruppo di lavoro condotto dal Prof. Luigi Gallimberti da oltre 11 anni opera nel campo della prevenzione dall’uso di sostanze (alcot, tabacco, energy drink, cannabinoidi,…) e delle dipendenze comportamentali (videogame, smartphone, gioco d’azzardo) seguendo i principi di prevenzione tracciate del National Institute of Drug Abuse. 1

Negli ultimi anni il lavoro di prevenzione è stato rivolto soprattutto ai ragazzi tra gli 11 e i 13 anni e i loro genitori, l’intervenire precocemente (per la prima volta a livello internazionale) ha prodotto una grande quantità di letteratura (si veda bibliografia).
Recentissimi studi evidenziano come alcuni dei meccanismi implicati nelle azioni di bullismo sono gli stessi implicati nell’utilizzo di sostanze (Mount Sinai School of Medicine. 2016, June 29). Gli aspetti innovativi di questa scoperta sono impliciti nel poter affiancare, per la prima volta, all’approccio ecologico un approccio neurobiologico che renda maggiormente più consapevoli insegnati e genitori rispetto all’origine del bullismo.

1) Formazione degli insegnanti
Gli inseganti partecipanti dovranno seguire un corso di 4 incontri della durata di 2 ore ciascuno, per un totale di 8 ore. Saranno individuate 3 aree diverse del territorio.
Temi della formazione saranno:
– Basi neurobiologiche del bullismo (le stesse delledipendenze)
– Aspetti comportamentali/emotivi del bullismo
– Sicurezza in rete
– Il ruolo dell’insegante nei progetti di prevenzione
Nel corso dell’ultimo incontro è prevista una parte pratica di Role-play dove gli insegnati sperimenteranno e si confronteranno sugli interventi da proporre in classe.
Agli insegnanti verrà garantita una supervisione telefonica e/o via Skype sugli interventi.

2) Incontri con i genitori
Verrà proposto un incontro con i genitori nelle quattro zone di pertinenza del progetto dal titolo:

Bullismo e cyber bullismo: Aspetti e emotivi e basi neurologiche

Per Info: Mario Polisciano
Mail: consulta@csvpadova.org
Tel: 049 8686849
Mobile: 327 36 63 897

Bibliografia

1 https://www.drugabuse.gov/publications/preventing-drug-abuse-among-children-
adolescents-in-brief/prevention-principles

  • Gallimberti L., Chindamo S., Buja A., Forza G., Tognazzo F., Galasso L., Vinelli A., Baldo V. (2011).
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  • Gallimberti L., et al. (2013). Energy drink consumption in children and early adolescents, European
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  • Gallimberti et al. (2014). Dormire dolce dormire. Studio osservazionale su stili di vita e la lunghezza
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    Preventiva, 1-4 Ottobre 2014 Riccione
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    Società Italiana di Igiene. Milano, 19-21 marzo 2015. Awarded by the ethics committee.
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    The Mount Sinai Hospital / Mount Sinai School of Medicine. (2016, June 29). Motivation to bully is
    regulated by brain reward circuits. ScienceDaily. Retrieved October 2, 2016 from
    www.sciencedaily.com/releases/2016/06/160629135255.htm
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    534(7609), 688-692.

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